epitaffio di Allia Potestas

Un epitaffio inconsueto per una donna eccezionale

Alberigo Tuccillo archeologia, storia Lascia un commento

Ci sarebbero da dire parecchie cose rilevanti sull’iscrizione tombale del II secolo qui raffigurata. Inizierò con considerazioni interessanti, per poi passare a quelle stupefacenti, per concludere con una nota, a mio avviso, semplicemente incredibile, senza pretendere però di avere, neanche lontanamente, esaurito quanto ci sarebbe da osservare su questo reperto più unico che raro, esposto al ‹Museo Epigrafico› di Roma.

Il testo, insolitamente lungo per un’iscrizione tombale (cinquanta bellissimi versi!) e l’esecuzione dell’iscrizione sulla lastra di pietra sono di squisita fattura, sia poetica che artigianale. Indubbiamente opera di professionisti commissionata da una persona facoltosa.

Ciò farebbe pensare che la donna sepolta fosse una patrizia, moglie di un potente e ricco imprenditore, di un politico o di un generale. Ma così non è: la sepolta Allia Potestas, in onore della quale fu scritta e realizzata l’iscrizione, era una schiava; e non una schiava emancipata, bensì una schiava morta in schiavitù!

L’unica cosa che sappiamo del commissionante, dell’io narrante del lungo e commovente poema, quindi della principale persona in lutto (anche se forse non autore, ma certamente commissionante dei versi), è che si chiamava Aulos. Nella prima parte del poema Aulos loda ed esalta l’operosità e l’affidabilità della sua schiava e l’intelligenza, l’efficienza e la saggezza con cui sapeva gestire tutte le occorrenze della vita in casa sua. Nella seconda parte i pensieri di apprezzamento di Aulos si fanno sempre più dolci, più intimi, fino a culminare in una vera e propria dichiarazione d’amore. Nella terza e ultima parte, il testo è addirittura esplicitamente erotico; dal punto di vista odierno, forse lo definiremmo perfino pornografico, comunque certamente inappropriato per un epitaffio. — Si lamenta per quanto inconsolabile sia il fatto che d’ora innanzi essi (sic!) debbano rinunciare ai voluttuosi piaceri sessuali che solo lei, Allia, sapeva regalare.

Sì, proprio così! Al plurale! E, chiaramente, non si tratta un pluralis majestatis! Quindi ci dovevano essere diverse persone che d’ora in poi avrebbero dovuto fare a meno di quei ‹voluttuosi piaceri sessuali›. E queste altre persone, anche se non sono menzionate per nome, devono essere state a conoscenza della lastra tombale e del testo inciso su di essa, e per connivenza devono aver approvato che essa fosse stata realizzata e lì collocata!

Dalla stessa tomba comune sono state riportate alla luce altre iscrizioni funerarie quasi intatte, dedicate sicuramente a persone della stessa casa. Tutte sono state collocate dopo l’epitaffio di Allia! (Cosa che gli archeologi sono in grado di stabilire con assoluta certezza.) Una appartiene quasi certamente alla moglie di Aulos, l’altra, più semplice e disadorna, ad Aulos stesso.

Che tra coloro che dovettero rinunciare ai ‹voluttuosi piaceri sessuali› dopo la morte della serva ci fosse pure la moglie di Aulos, che d’altronde ben sapeva sia della passione del marito per la schiava, sia dell’ostentata iscrizione tombale in suo onore?

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